Guadagnare online grazie al potere dei media digitali, in modo automatizzato, veloce e senza dover lavorare. È il sogno di molti e sono altrettanti i sedicenti guru che promettono ad aspiranti datori di lavoro di sé stessi un futuro fatto di entrate automatiche. Ma siamo sicuri che sia questo il vero significato dell’essere imprenditori digitali

Oltre ai brand verticali nativi digitali (DNVB) di cui abbiamo già parlato, gli imprenditori digitali rappresentano un’altra figura chiave delle nuove forme di business basate sul digitale. 

Ma qual è la definizione corretta di imprenditore digitale? Cosa significa oggi essere un imprenditore digitale? Secondo noi la definizione che meglio identifica queste figure è  quella data da Copyblogger:

Gli imprenditori digitali sono imprenditori focalizzati esclusivamente sul commercio digitale, termine con sui si indica un sottoinsieme di ecommerce utilizzati per delineare aziende che creano prodotti digitali e servizi che vengono promossi, consegnati e supportati completamente online. 

Alcuni esempi di prodotti per il commercio digitale includono gli ebook, la formazione online, siti che richiedono l’iscrizione, software scaricabili, servizi di web hosting e software SaaS”. 

Fonte: Copyblogger

Come possiamo vedere sono tante le tipologie di business ad opera degli imprenditori digitali. Alcuni esempi famosi?

Troviamo persone come Dario Vignali, con il quale abbiamo collaborato per la realizzazione del sito wearemarketers.net, la community italiana di imprenditori digitali; altra figura nota è quella di Salvatore Aranzulla, che con il suo blog è diventato la fonte di risposte e informazione su IT e software. Pensiamo poi a Ivano Di Biasi, ideatore e CEO di SEOZoom, la prima SEO suite italiana, e al team italiano di Your inspiration Themes, marketplace indipendente di temi e plugin per WordPress e WooCommerce.

Ma accanto a questo tipo di figure troviamo anche altre tipologie di imprenditori digitali come gli influencer: partiti come blogger, Youtuber o instagrammer, queste personalità sono riusciti a raggiungere un livello di popolarità tale da permettere loro di estendere il proprio raggio di azione ad altri mezzi di comunicazione come radio e TV, passando per la pubblicazione di libri e la creazione di linee di prodotti a marchio proprio. Basti pensare a Sonia Peronaci, Clio Zammatteo (Clio Make Up) o Chiara Cecilia Santamaria (Ma Che Davvero), solo per citare alcuni tra i casi più emblematici in Italia.

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Imprenditori digitali di successo: il caso Chiara Ferragni/The Blonde Salad

Non si può parlare di casi di successo nell’imprenditoria digitale e non citare Chiara Ferragni, l’antesignana delle fashion influencer, il prototipo per eccellenza per tutti coloro che aspirano a creare un impero grazie a Instagram&co. 

Nel giro di 10 anni, da quel 12 ottobre 2009 in cui andò online il sito The Blonde Salad fino ad oggi, Chiara Ferragni è passata dall’essere una semplice fashion blogger a diventare un’imprenditrice a capo di due società, con una linea di abbigliamento e accessori distribuita tramite ecommerce e negozi monomarca nelle principali metropoli del mondo, senza contare le innumerevoli copertine sui magazine, la presenza a eventi come il Festival del Cinema di Venezia e gli Oscar, le partnership come brand ambassador di svariati marchi (basti pensare al caso dell’acqua Evian che portava il suo nome, venduta al modico prezzo di € 8 per 75 ml). 

Chiara Ferragni Fashion Week

Anche se da quanto risulta le sue sono aziende a bassa redditività, si stima che il suo patrimonio netto si aggiri intorno ai 10 milioni di dollari*. Che piaccia oppure no, il fenomeno Chiara Ferragni rappresenta un esempio di imprenditoria digitale unico nel suo genere, che ha rivoluzionato il modo in cui i luxury brand (e non solo loro) comunicano con il pubblico e fanno pubblicità. 

Un caso talmente speciale che nel 2015 è stato oggetto di un caso studio alla Harvard Business School**, nell’ambito del corso sul marketing del lusso tenuto dal professor Anat Keinan. Focus dello studio è stato capire come un blog potesse trasformarsi in un business globale multimilionario.

Anche se è già passato qualche anno dalla sua pubblicazione, questo documento rimane tuttora interessante oggetto di studio per chi lavora con gli imprenditori digitali e per tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo dell’imprenditoria online

La storia di The Blonde Salad in breve

È il 2009 e Chiara Ferragni ha 22 anni, studia Giurisprudenza alla Bocconi e ha una grande passione per la moda, fin da quando era piccola. Ama pubblicare scatti dei suoi outfit quotidiani su piattaforme online come Flickr e Lookbook.nu. Accanto a lei il fidanzato Riccardo Pozzoli, studente di finanza alla Bocconi conosciuto tre anni prima sui social. Entrambi vengono da famiglie abituate a viaggiare e per questo sono giovani “foreign-oriented”, come li descrive lo stesso Riccardo all’interno del caso studio. La madre di Chiara lavora nella moda, ed è proprio da lei che la giovane a volte prende in prestito le borse firmate per i suoi look. 

Mentre Chiara inizia a seguire alcune fashion blogger americane, il suo ragazzo vola negli Stati Uniti per uno stage universitario in cui ha modo di scoprire l’impatto dei social network sulle strategie di marketing aziendali. I due capiscono che c’è del  potenziale ed è così che a fine 2009 nasce il blog di The Blonde Salad. In poco tempo i brand e le case di moda si accorgono di lei e iniziano ad invitarla alle sfilate della Milano Fashion Week, anche se in Italia sono ancora in pochi a sapere cosa sia una Fashion Blogger. 

Fashion Week influencer

A marzo 2011 nasce TBS Crew Srl, la società posseduta al 55% da Ferragni e per il 45% da Pozzoli. I due iniziano ad investire per migliorare il blog e monetizzare le visite grazie alla vendita di spazi pubblicitari. Ben presto si accorgono però che le attività di affiliazione e product placement possono portare guadagni più elevati e iniziano così le collaborazioni con i brand, tra i primi Burberry e  Dior. La popolarità di Chiara continua a crescere e con essa gli inviti agli eventi, le partnership e la creazione di capsule collections che portano il suo nome in collaborazione con brand come Yamamay, Superga e Steve Madden. 

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Nel 2013 lancia Chiara Ferragni Collection, il suo brand di calzature; contestualmente c’è uno shift nella strategia editoriale di The Blonde Salad, che inizia a soffrire dell’avvento di Instagram: il blog di Chiara diventa così un lifestyle magazine e il main focus delle attività passa su Instagram. Fast forward al 2020 e Chiara è un’ imprenditrice digitale di successo ed una celebrità internazionale. 

Raccontata in questo modo sembra quasi una favola. Ma qual è stato il segreto di questa crescita esponenziale? 

10 insegnamenti per aspiranti imprenditori digitali dal caso studio The Blonde Salad 

Dalla lettura di questo caso studio ci sono stati diversi passi che ci hanno colpito e che ci hanno fatto riflettere sulla natura di TBS e sulla sua evoluzione. Da questi passi abbiamo estratto quelle che, secondo noi, sono le best practice per un business online di successo, dei veri e propri comandamenti per imprenditori digitali:

1. Sii aperto e curioso verso le novità

Il primo punto che ha contribuito al successo di Chiara Ferragni è stato quello di essersi avvicinata all’utilizzo delle piattaforme digitali (dapprima Flickr, poi il blog e infine Instagram) quando ancora non erano così ampiamente diffuse nel nostro paese, utilizzandole per postare quotidianamente i propri outfit come già facevano altre ragazze negli USA. L’interesse verso i media digitali e la capacità di guardare oltre a quello che succede entro i confini nazionali sono stati il primo passo di ciò che sarebbe venuto dopo.

2. Lavora con costanza

Il blog di The Blonde Salad è stato aperto il 12 ottobre 2009. Un mese dopo, registrava già 30.000 visite al giorno. Su consiglio del suo allora fidanzato nonché socio in affari Riccardo Pozzoli, che aveva avuto modo di vedere l’efficacia dei social media per le aziende durante uno stage negli USA, Chiara iniziò a pubblicare un post al giorno, tutti i giorni, alla stessa ora. Questo contribuì a creare un rapporto di fedeltà con i lettori, per i quali il post quotidiano di TBS era diventato parte di una routine mattutina, insieme al caffè e alla lettura dei quotidiani.

3. Sii fedele a te stesso e pensa a lungo termine

Nel 2010, quando il blog iniziò a ricevere notorietà, a Chiara furono offerti alcuni lavori in TV che rifiutò. Nonostante ciò significasse rinunciare a guadagni importanti nell’immediato, Chiara e Riccardo optarono per scegliere solo progetti che fossero in linea con ciò che volevano davvero per il futuro di TBS: lavorare con i grandi brand del fashion. Rimasero quindi  fedeli alla propria vision e continuarono sulla propria strada, non compromettendo l’immagine di Chiara per guadagni immediati.

4. Trova un modello di business

Per quanto l’idea di partenza si fosse dimostrata valida, era chiaro che per continuare a crescere e monetizzare il successo del blog occorreva una strategia. Per questo già nel 2011 TBS si è appoggiata ad una agenzia partner per rendere il blog fruibile anche da dispositivi mobile; inoltre, ha stipulato un accordo con una media company per la vendita di banner pubblicitari all’interno del blog, rendendosi ben presto conto, però, che le attività di product placement avrebbero potuto essere molto più redditizie.

5. Presta attenzione al tuo pubblico

Le persone che seguivano TBS hanno imparato a conoscere Chiara e il suo stile attraverso i suoi post. Venire meno a ciò che fino a quel momento l’aveva identificata presso il suo pubblico significava non solo tradire sè stessa, ma anche le persone che la seguivano. Per questo Ferragni e Pozzoli sono sempre stati selettivi nella scelta dei brand con cui collaborare, in modo da difendere l’immagine del brand e il rapporto di fiducia instaurato con i follower.

6. Lavora sul brand

La scelta da parte di TBS di essere selettiva nelle collaborazioni con le aziende rispecchia una più ampia strategia improntata alla definizione di una chiara brand identity: meno collaborazioni per privilegiare la qualità più che la quantità e scegliere brand con cui TBS potesse creare partnership di lungo corso e creare progetti che rispecchiassero l’identità di TBS. 

7. Impara dagli errori e migliora in fretta

Quando nel 2011 un brand di calzature propose a Chiara una piccola collezione di scarpe con il suo nome, la blogger accettò con entusiasmo. Tuttavia l’esperienza si rivelò meno positiva del previsto per diverse problematiche a livello di controllo creativo, distribuzione, qualità, ecc. Nonostante le difficoltà incontrate, Chiara e Riccardo si resero conto che le scarpe avevano avuto un discreto successo presso i retailer e decisero di creare un proprio brand. Nel 2013 nasce “Chiara Ferragni Collection” con le sue iconiche “flirting shoes”. In soli 5 mesi il brand ottiene un revenue di €500.000, mentre l’anno successivo raggiunge quota €4 milioni. Il brand viene venduto, oltre che nell’ecommerce, anche in 200 negozi in 25 paesi diversi. Da una prima esperienza negativa Chiara Ferragni ha saputo individuare aspetti negativi e positivi, basando su questi ultimi un nuovo progetto.

8. Sii pronto al cambiamento e a metterti in discussione

Nella seconda metà del 2013 il blog di TBS inizia a perdere visite a causa dell’avvento di Instagram. In poco tempo Chiara e Riccardo si rendono conto che postare gli stessi contenuti su blog e social sta portando alla perdita di visualizzazioni del blog, e questo li porta a rivedere la propria strategia di contenuti. Assumono anche un nuovo Communications and Editorial Manager che li aiuta a rafforzare sia il brand di TBS che l’immagine di Chiara.

9. Circondati delle persone giuste

Come avrete forse intuito, il successo di TBS è stato reso possibile non solo dall’idea iniziale e dalla perseveranza di Chiara, ma anche dal prezioso contributo di altre figure chiave: in primis il suo allora fidanzato e socio Riccardo Pozzoli, seguito da Alessio Sanzogni, che dal 2013 al 2016 è stato al timone di TBS dapprima come Communications and Editorial Manager e, in seguito, come General Manager del brand. Il suo ingresso nel team a fine 2013 è riuscito a dare nuovo impulso al brand, aiutandolo a rivedere la strategia alla base di TBS per trasformarlo da blog in un vero e proprio lifestyle magazine. Insomma, come dice il vecchio adagio: “Da soli si va veloci, ma insieme si va lontano”.

10. Sii sempre un passo avanti

La cosa che più colpisce del caso studio TBS è la capacità avuta da Chiara&co. di innovare il proprio business velocemente, cavalcando i trend digitali e trovando sempre nuova linfa per accrescere la popolarità del brand. Nulla può essere lasciato al caso né affrontato con leggerezza, ma occorre sempre agire con intelligenza e lucidità per saper cogliere le opportunità quando queste si presentano, riparare agli errori e migliorare velocemente. 

Secondo le parole dello stesso Riccardo Pozzoli in un’intervista rilasciata lo scorso anno a il Sole 24 Ore, ottenere un altro successo come quello avuto da The Blonde Salad oggi sarebbe impossibile. Il punto di forza di TBS, oltre alla capacità di dare concretezza ad un’idea e creare una struttura sostenibile, è stato quello di essere arrivata per prima, alla vigilia di quella che sarebbe stata, a tutti gli effetti, una rivoluzione dei media e della comunicazione. 

La crescente diffusione e accessibilità dei canali digitali come Instagram, la semplicità di utilizzo e la facilità nel creare contenuti hanno dato vita ad un ambiente dalla competizione spietata, lì dove all’epoca Chiara trovò campo libero per costruire la sua presenza online e imporsi in poco tempo come la sola e unica digital fashion icon italiana, accanto alle colleghe d’oltreoceano.

Diventare imprenditori digitali: perché la passione non basta

In Meta Line abbiamo avuto modo di lavorare a contatto con diverse realtà dell’imprenditoria digitale e abbiamo potuto renderci conto che, come per tanti altri progetti, anche alla base di un progetto di imprenditoria online c’è sempre un’intuizione, il seme di un’idea che però non può essere lasciato da solo a germogliare, ma va coltivato e accompagnato ad un buon piano di sviluppo.

Aprire un blog o un profilo Instagram con il solo scopo di diventare famosi e replicare il successo avuto da qualcun altro è il punto di partenza peggiore che ci possa essere per diventare imprenditore digitale. 

Nessun progetto può essere uguale all’altro poiché nasce da background e contesti completamente diversi tra loro. 

Lo stesso progetto di The Blonde Salad nasce da un contesto in cui è chiaro come diversi fattori socio-culturali hanno giocato a favore dei fondatori, creando la base perfetta per la nascita di un progetto a suo modo innovativo e precursore dei tempi.

Come ci insegna il caso The Blonde Salad, la progettualità è vitale: lavorare sulla brand identity, avere un modello di business sostenibile, avere la capacità di innovare in funzione dei cambiamenti del mercato e implementare velocemente nuove soluzioni per continuare a performare, diversificando anche le fonti di guadagno.

TBS si è evoluto grazie ad una gestione intelligente degli aspetti di business ed economics da parte dei suoi fondatori, che non si sono accomodati al primo segnale di successo ma hanno continuato a cercare sempre nuovi modi per migliorare l’immagine del brand e di Chiara, grazie anche alla creazione di un team capace di supportare l’imprenditrice sotto ogni punto di vista.

Creare un business online redditizio e capace di durare nel tempo non è una cosa realizzabile da tutti. Molto spesso si tende a prendere sottogamba l’impegno che un lavoro apparentemente intangibile può richiedere, il tempo e la costanza necessari per curarlo e farlo crescere. Certo, la passione è importante, ma un pò come a volta l’amore non basta per far durare una relazione, anche in questo caso occorre adottare uno sguardo realista e pragmatico alle cose, lavorando in termini di analisi e pianificazione.   

Essere un imprenditore digitale non ha nulla a che vedere con il guadagnare online in modo automatizzato, senza dover lavorare. Come per ogni altra realtà imprenditoriale, dalle startup ai business tradizionali, anche le attività di imprenditoria online richiedono risorse e struttura per diventare profittevoli e durature nel tempo. 

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*Fonte: www.celebritynetworth.com

**Per chi volesse leggere il documento completo, il caso studio di The Blonde Salad è acquistabile sul sito di Harvard Business School

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